“..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all’utilizzo di ottiche, sono dell’idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico nel 1977, ma in tal caso la scelta sarebbe ricaduta su quelle manuali. Infatti con una messa a fuoco manuale è possibile sperimentare tipologie di messa a fuoco innovative e sperimentali. Il campo ottico diviene un campo da gioco dove il fotografo può permettersi di sperimentare girando la ghiera.
Vediamo allora che un personaggio in secondo piano appare lucidamente a fuoco, a differenza dell’oggetto in primo piano. Il gioco dei campi è di fondamentale importanza in questo lavoro. Lavorare in questa maniera richiede però una certa conoscenza dell’apparecchio, oltre ad una notevole celerità manuale per cambiare la messa a fuoco, soprattutto di fronte a soggetti in movimento. Il discorso sulla messa a fuoco manuale vale perfettamente per le fotografie che appartengono alla branca dei ritratti d’artista, o in definitiva, per immagini realizzate con zoom da una certa distanza. Attenzione alla messa a fuoco, alla tempistica di esposizione e all’immobilità dell’apparecchio. Discorso diverso per le immagini realizzate con ottiche grandangolari, ossia a focale corta…”




