Il Fotografo di Scena

Appunti e teorie di uno stage-photographer

L’art.817 c.c. definisce le pertinenze come le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un’altra cosa. Sono due gli elementi che caratterizzano le pertinenze: l’elemento oggettivo inteso come la effettiva destinazione di una cosa al servizio o ornamento di un’altra cosa, e l’elemento soggettivo inteso come la volontà del proprietario della cosa principale di effettuare la destinazione. Possiamo definire, in parole più semplici, la pertinenza come un’appartenenza, un’associazione, un riguardo a qualcosa.

Dunque, applicando il principio di pertinenza nei confronti dell’area fotografica, viene spontaneo chiedersi: “Che rapporto di pertinenza intercorre tra il concetto di fotografia e quello di idea o oggetto?”. Come ho spiegato in precedenza nella mia analisi sul concetto di fotografia orientata all’idea o all’oggetto, sussistono due tipologie di approccio all’arte fotografica.

Il fine ultimo, o scopo, il raggiungimento della perfezione è dato dalla fotografia complessivamente nata, pre-visualizzata e sviluppata dall’ingegno e dal sentimento del fotografo.

Riguardo i due modelli, il primo tratta la fotografia sulla base di ciò che si fotografa, del soggetto inteso come oggetto animato o inanimato da fotografare, da tenere in primo piano e al centro dell’immagine. Ad esempio un documentarista che fotografa in un safari degli animali. In questo caso, la fotografia (intesa come arte) è in un certo senso vittima di ciò che immortale (dal punto di vista dell’importanza, della pertinenza appunto ad un ideale di fotografia che lascia l’operato completamente nelle mani del fotografo), in quanto è il soggetto che “fa” la fotografia, e lo scopo della stessa è l’immortalare il soggetto (gli animali) per, poniamo, una rivista naturalistica.

Il destino a cui è destinato questo metodo è una completa e irrimediabile sottomissione del fotografo a ciò che fotografa.

Al contrario, nella fotografia orientata all’idea, il soggetto lascia il posto ad un “disegno della mente” concettualizzato precedentemente. Per fare un esempio, un fotografo vuole comunicare l’idea di “oscurità”, e lavora in funzione di ciò per realizzare il suo scopo. Questo tipo di fotografia, in un’ottica soggettivista, si avvicina maggiormente all’ideale di perfezione. Il soggetto passa in secondo piano rispetto all’idea del fotografo.

Il fine ultimo della fotografia orientata all’idea è l’annullamento del soggetto fotografato.

Chiaramente essendo il soggetto essenziale ai fini della fotografia, la risultante del rapporto non sarà mai totale, bensì sarà rappresentata da una continua tendenza verso il suo annullamento, tendenza che come in un’iperbole equilatera non raggiungerà mai il punto di arrivo. Un fotografo potrà dare all’immagine un apporto sempre maggiore, ma mai totale.

Siamo su una linea verticale i cui vertici sono rappresentati dall’oggetto e dall’ingegno, e dal mezzo si sposta, tirando ora da una parte, ora dall’altra, un indicatore.

Sono questi i due estremi della fotografia, con differenti livelli di pertinenza rispetto alla soggettività dell’immagine, e la macchina foto è soltanto un diaframma tra i due elementi, in questo caso ai capi opposti ma sempre essenziali alla realizzazione di uno scopo.

Sussiste poi un terzo, intermedio livello. È il livello che riesce a dare la medesima importanza al gusto personale e all’oggetto da fotografare. È un equilibrio difficile da raggiungere in quanto richiede l’elaborazione di un’idea fotografica nel momento stesso in cui si fotografa. Nonostante la sua imperfezione, questo metodo è in grado di garantire degli eccellenti risultati. Questo avviene quando la fotografia sarebbe per sua natura orientata all’oggetto, essendo lo stesso bello e fotogenico, ma nonostante ciò il fotografo riesce a dare, anche in minima parte un suo apporto personale, una cifra stilistica, un minimo di idea.

Ho sostenuto che nello spettacolo dal vivo è poco probabile che la fotografia non sia orientata, come lo è per sua natura, all’oggetto (il palcoscenico e i suoi attori, tanto belli da esser nati per essere fotografati), ma in certi casi è possibile comunicare un sentimento, in questa o altre aree della disciplina fotografica, un’idea di soggetto che va oltre la grezza oggettività di ciò che si vede.

1 anno fa
  1. postato da ilfotografodiscena