Fotografare la scena teatrale, in fondo, non è cosa poi tanto complessa, tecnicismi a parte. Il buon fotografo di teatro (o dello spettacolo dal vivo) conosce i limiti di questa riproduzione del reale. Vedremo dunque come, dopo i canonici (e necessari allo scopo preposto) ritratti d’attore, le viste d’insieme e le fotografie scattate da dietro le quinte, sia molto difficile dare origine a del materiale inedito e caratteristico.
Il concetto verte sul fatto che esiste una preponderanza dell’oggetto fotografato e dell’intento di questo tipo di fotografia (la memoria dello spettacolo), che limita la libertà artistica del fotografo. In sostanza: lo spettacolo viene fotografato per divenire memoria collettiva, non sono ammesse sbavature o intenti personali. La fotografia deve rappresentare oggettivamente quella specifica rappresentazione, in vista di una futura messa in scena.
In questa sorta di “gabbia creativa”, in realtà, una volta soddisfatte le principali mansioni, è possibile sperimentare metodologie di fotografica che vanno oltre alla mera riproduzione (e che, sovente, risultano utili anche ai fini di archivio).
L’importanza dei dettagli è una di queste.
Focalizzare il proprio punto di vista su elementi inediti può assicurare al fotografo un certo margine di creatività, ponendo la propria idea di fotografia ad un livello superiore rispetto all’oggetto. Certo, il paradosso vorrebbe la massimizzazione della libertà creativa, ad esempio, il fotografare soltanto le calzature degli attori. In realtà, anche solo fotografare una porzione di pubblico sposterebbe gli intenti oltre la scena.
Guardare dove gli altri non guardano.
Il pubblico stesso, come detto, ma anche elementi decentrati, apparecchiature sceniche, particolari della scenografia. In uno spettacolo musicale, ad esempio, tutti si ricordano di fotografare il cantante del gruppo, ma in pochi si impegnano a concentrarsi sul rullante della batteria, sulla mano del chitarrista, sulle scarpe dello stesso, magari particolari. L’assorbimento del fotografo nello svolgimento del racconto (una rappresentazione, in tal caso, è sempre un racconto) è tale da far dimenticare questi particolari si presenti nella scena, ma relegati in secondo piano rispetto alla visione microscopica dei volti e dei corpi degli attori e a quella macroscopica della scena nella sua interezza.
Se si assume un atteggiamento creativo, possiamo notare come la scena dello spettacolo dal vivo presenti una realtà intermedia, composta da vari micro-elementi, frazioni umane o inanimate, a loro volta degni di essere immortalate.
Purtroppo la fotografia di scena attuale soffre di un arcaico etnocentrismo che non tiene conto in maniera adeguata di tutti gli elementi che compongono un quadro di questo tipo.
In fotografia concentrarsi sui dettagli significa scovare gli elementi frazionando ciò che vediamo in una moltitudine di quadri, a loro volta componibili in nuove porzioni di realtà. Non capacitarsene significa, per un fotografo, assumere un atteggiamento se non superficiale, almeno statico e immobilista.




