Il Fotografo di Scena

Appunti e teorie di uno stage-photographer

 Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all’idea e non all’oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d’archivio o di consultazione.

La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l’idea e l’oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. È intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.

Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un’impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.

Il teatro è intriso di fotogenia.

A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico.

Per questo mi chiedo il perché Maurizio Buscarino sostiene che il teatro non nasce per essere fotografato. Il teatro è, e deve essere, spettacolare. Deve stimolare l’intelletto, anche grazie alla sua bellezza esteriore. Include in sé tutti gli elementi per garantire immagini attraenti e cinematografiche. È come avere un immenso set fotografico, con attori e scenografia, luci e quant’altro si possa desiderare in uno studio fotografico. Penso che sia questo il motivo per cui la fotografia di scena sia, ad oggi, così sottovalutata a livello artistico. Fondamentalmente, diventa impossibile essere realmente originali. Il fotografo viene relegato a componente non essenziale, quasi accessorio (non in Kantor, ovviamente) della macchina teatrale.

In teatro il bello sta nell’oggetto, non nell’occhio di chi fotografa.

Ed è questo il motivo per cui la fotografia di scena difficilmente potrà aspirare ad un rango artistico più alto: il legame inscindibile e soffocante che sottomette il mezzo fotografico all’oggetto inquadrato.

1 anno fa
  1. postato da ilfotografodiscena