Il Fotografo di Scena

Appunti e teorie di uno stage-photographer

Il teatro, per definizione, è un’arte che si sviluppa nel tempo: quello della rappresentazione come quello della sua evoluzione storica. Risulta perciò particolare il rapporto che può intercorrere tra un’azione tanto sfuggente e una macchina fotografica, moderno strumento di memoria. È vero anche che ogni rappresentazione teatrale include in sé una serie di elementi, incorniciati dalla scena, proprio come un’immagine fotografica incornicia una porzione di realtà. Un rapporto inedito, quindi, in cui la rapidità dell’azione si scontra con l’immobilità dell’immagine fotografica.

La fotografia di scena, vista l’indubbia funzionalità memoriale che ricopre nel settore teatrale e in generale dello spettacolo dal vivo, è una disciplina ad oggi non sufficientemente analizzata e compresa: un terreno vergine, privo di teorizzazioni nonostante la fertilità dell’argomento. È tempo per una rivalutazione del mestiere, per comprenderne le tecniche e i fini specifici.

La scena focalizza su di sé lo sguardo del pubblico, lo ammalia e lo coinvolge con le sue rappresentazioni. Di fronte o dietro le quinte, sovente, si nasconde la sagoma invisibile del fotografo, sempre attento a non disturbare il pubblico, sempre attento a captare ciò che di importante la scena ha da dire. Un mestiere che va be al di là della pratica ottocentesca, e ancora oggi utilizzata, di fotografo che immortala il “ritratto d’attore” a fini pubblicitari. La fotografia di scena può essere, anzi è, ben altro.

Può immortalare l’azione, nel suo svolgimento.  

1 anno fa
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