Il Fotografo di Scena

Appunti e teorie di uno stage-photographer

Questa tecnica mi permette di dare drammaticità ai miei lavori, facendo sembrare gli artisti in scena provenienti dagli inferi

La tecnica della vignettatura ha lunga storia, sia essa meccanica (regolata da filtri) o ottica (derivante dalla lente in uso). Considerata a lungo un’aberrazione dell’ottica (se non quando usata a fini creativi), sta vivendo oggi una seconda giovinezza. Oltre ai primi due tipi esiste la vignettatura digitale, sia essa di sfocatura o di bruciatura, ed è di fondamentale importanza per “isolare” il soggetto della nostra fotografia di scena dal resto degli elementi presenti in essa. Nonostante l’utilizzo storico di questa tecnica consista nell’apporre una bordatura regolare (ellittica, di solito)all’immagine, i nuovi software ci permettono di applicarla anche a porzioni sfalsate dal centro dell’immagine, creando nuove possibilità ed applicazioni artistiche.

Per creare una sfocatura, o blur, potremmo giocare d’anticipo, al momento dello scatto, con la profondità di campo. Spesso però risulta necessario rafforzare l’effetto, o addirittura porre in ombra certi elementi per far “uscire” il soggetto dalla foto, isolandolo dal resto.

Mi piace, come detto in precedenza, sfocare anche aree che solitamente dovrebbero restare perfettamente nitide, come ad esempio la paletta della chitarra, o le mani dell’artista, concentrando però sempre la porzione a fuoco sul viso e la sua espressività, cuore del ritratto di scena. Utilizzo la vignettatura sia in ritratti di scena che con inquadrature più ampie (>70mm), in entrambi i casi con utilizzi diversi. Nel ritratto a mezzo busto tendo a sfocare elementi esterni del corpo (mani, capelli), mentre in inquadrature più ampie tendo a rendere secondarie intere porzioni dell’immagine scenica, tenendo non necessariamente a fuoco l’area centrale. Queste scelte sono di natura stilistica, quindi non sempre applicabili o condivisibili.

Utilizzo spesso una vignettatura “blur” per creare un effetto “onirico”. Sovente l’associo ad una vignettatura controllata di bruciatura, che permette di oscurare in maniera circolare o quadrata l’intera immagine.

Questa tecnica mi permette di dare drammaticità ai miei lavori, facendo sembrare gli artisti in scena provenienti dagli inferi, ancor meglio se sono riuscito a catturare nella loro espressività facciale e corporea un’espressione tragica. Isolo i soggetti che rimangono soli con la loro sofferenza, e concentro l’attenzione sulla loro espressività isolandoli da dettagli esterni che distrarrebbero l’attenzione dal quello che ho deciso essere il soggetto principale. Faccio questo perché per me l’artista sul palco è, nella sua intimità, solo e drammaticamente coinvolto nella performance.

Punkreas

Ora, si sa, l’intensità delle varie sfocature o bruciature non è uguale per tutte le foto, e dipende molto anche dai gusti di chi scatta e post-produce. Personalmente tendo a isolare il soggetto sfocando, non tanto però da renderli irriconoscibili, gli elementi che considero secondari e applicando una seconda vignettatura, questa volta di bruciatura, ossia nera, sopra la prima, magari spostando il punto in chiaro per creare zone in cui l’effetto appare incrociato.

Il vantaggio che deriva da questa tecnica, esistente anche in passato nel processo di sviluppo e stampa tradizionale, deriva dal fatto che possiamo controllare, attraverso i filtri che la moderna post-produzione ci mette a disposizione, le aree nitide e quelle non, differendo notevolmente anche dall’effetto di un filtro sfocatura “totale”applicato sull’obbiettivo.

Nota: l’effetto di blur, o di sfocatura, è considerato uno dei filtri fondamentali in ogni genere di fotografia che richieda una profondità di campo “spinta”, vedi il ritratto).  

In foto: 

  • Shot: 24/07/2009
  • Postprod: 31/01/2010
  • Place:  caROCKponte Festival, Sesto San Giovanni (Italy)
  • Model: Punkreas
  • Photographer: zOnk Volta
1 anno fa
  1. postato da ilfotografodiscena